Persone normali

Titolo originale: Normal People, Autrice: Sally Rooney, Data di pubblicazione: 28 agosto 2018, ed. italiana 2020 a cura di ET Scrittori

«Un grande romanzo su tutto ciò che abbiamo: gli esseri umani che si cercano, e si perdono».
Annalena Benini

I liceali Marianne e Connell iniziano una relazione segreta durante il loro ultimo anno a Carricklea. Lorraine, la madre di Connell, lo ha avuto quando lei stessa era un’adolescente e lavora come donna delle pulizie a casa dalla famiglia di Marianne, cresciuta nella ricchezza ma anche subendo abusi. Marianne non ha nessun amico a scuola, dato che tutti la considerano fredda e strana. Connell al contrario è molto popolare e teme che la sua relazione con Marianne gli rovini la reputazione. Tra i due si instaura un rapporto intimo e profondo, ma il desiderio di Connell di non essere visto con Marianne la ferisce profondamente. La situazione degenera quando Connell invita un’altra ragazza al ballo di fine anno: i due si lasciano e Marianne smette di frequentare la scuola, diplomandosi da casa.

Marianne e Connell si incontrano di nuovo al Trinity College di Dublino, dove la giovane donna diventa una studentessa molto popolare, mentre Connell non riesce a integrarsi con i suoi compagni benestanti. La relazione tra i due diventa ancora una volta fisica e romantica, anche se la loro storia viene rovinata dal fatto che Connell debba tornare a casa per le vacanze estive, dato che ha perso il lavoro e non può permettersi di restare nella capitale. Connell tuttavia non invita Marianne a venire con lui, ferendola ancora una volta. I due si riappacificano durante la messa per il primo anniversario della morte del padre di Marianne, ma la ragazza ormai è impegnata in una relazione con Jamie, un ragazzo a tratti violento. Intanto Connell inizia una relazione Helen, una ragazza piacevole che però non trova all’altezza di Marianne. Marianne e Connell rimangono in contatto per email anche se non riescono più a vedersi molto spesso. Durante l’estate Connell gira per l’Europa con amici e va a trovare Marianne mentre si trova in vacanza a Trieste con Jamie. Durante la permanenza in Friuli, Marianne rompe con Jamie e bacia Connell. Marianne trascorre l’anno universitario seguente in Svezia, dove la giovane frequenta un altro uomo abusivo e violento, l’artista Lukas. Come Jamie, Lukas vorrebbe che Marianne sia sottomessa e si prestasse a qualunque sua fantasia sessuale. Intanto a Dublino Connell fatica a riprendersi dalla notizia del suicidio del suo vecchio amico Rob e sprofonda nella depressione.

Quando Marianne e Connell ritornano a Carricklea dopo la laurea, i due si rimettono insieme ma quando stanno per fare sesso la donna gli chiede di colpirla e Connell rifiuta. Umiliata, Marianne torna a casa, dove il violento fratello Alan le rompe il naso. Connell accorre in suo aiuta e minaccia di uccidere Alan qualora le facesse ancora male. Quando le cose sembrano sistemarsi tra i due, Connell riceve una borsa di studio per una laurea magistrale in scrittura creativa a New York, il che gli permetterebbe di portare avanti le sue ambizioni letterarie. Marianne lo incoraggia a partire senza di lei, anche se questo potrebbe mettere fine alla loro relazione.

Non trovo che ci sia Jane Austen in queste pagine. Ci sono due ragazzi e una relazione. C’è un ragazzo che finge per tutto il libro di essere qualcuno che non è. E se durante l’adolescenza riesce a farlo in modo egregio nascondendosi dietro il suo essere bello e popolare, durante l’università deve fare i conti con il suo essere diverso e con la grande difficoltà di trovare un posto dove sentirsi a suo agio. E c’è una ragazza che è diversa dagli altri. A cui non interessa quello che pensano gli altri di lei o quello che pensano sua madre e suo fratello di lei. Che subisce la cattiveria della sua famiglia e le cattiverie dei suoi compagni di scuola e che una volta arrivata al college in qualche modo sboccia. Trova subito il suo posto e diventa quello che lui era per gli altri nel periodo dell’adolescenza. Diventa lei il centro dell’attenzione. E poi c’è la loro relazione che durante l’adolescenza viene tenuta nascosta per una scelta di lui perchè la desidera ma allo stesso tempo desidera di più che gli altri continuino a vederlo come il ragazzo vincente e stare con lei potrebbe offuscare questa immagine, e durante il college invece viene vissuta alla luce del sole forse perchè è lei la vincente a questo punto della storia. Il libro racconta questa relazione molto disfunzionale tra i due. Lei che lo ama troppo e che non teme di dire ciò che sente e lui che è incapace di amarla davvero ed è incapace di essere del tutto sincero con lei, ma che è consapevole del potere che ha su di lei da sempre. All’inizio la storia è anche piacevole, ma più si va avanti più diventa deprimente. Vedere questa ragazza che lo ama così tanto e vedere come lui la tratta, mai in grado di prendere una decisione che possa rendere felici entrambi, sempre un passo indietro, grato che sia lei a fare la storia. Un uomo debole, narciso ma anche insicuro e una donna forte che vorrebbe solo essere amata. E tutto questo fino alla fine. Non penso che queste siano persone normali.

Una piccola curiosità: La BBC Three ha prodotto un adattamento televisivo del romanzo, intitolato Normal People ed esordito sulla BBC Three il 26 aprile 2020. La serie TV è stata accolta positivamente dalla critica e ha ricevuto tre candidature ai premi Emmy.

Un amore senza fine

Titolo originale: Endless Love, Autore: Scott Spencer, Anno di pubblicazione: 1979

Amato e rispettato da scrittori, critici e lettori, “Un amore senza fine” è una potente, viscerale meditazione sulla passione che diventa l’unico motore di una vita. Tradotto in venti lingue, ha ispirato due dei film meno riusciti della storia del cinema (secondo alcuni commentatori), di cui il più noto è quello di Franco Zeffirelli. Al centro del romanzo è la discesa negli inferi di un sentimento assoluto, la storia trascinante, furiosa, di forte ed esplicito erotismo di David Axelroad e Jade Butterfield, due ragazzi consumati dallo stupore dell’intimità e dell’attrazione reciproca. David e Jade non sembrano rendersi conto di quanto il loro rapporto, il desiderio, la sessualità, siano difficili da comprendere per chi sta loro attorno. Quando il padre di Jade allontana David dalla propria casa, il ragazzo immagina un piano per riguadagnare la fiducia dei genitori di lei. Ciò che segue è un incubo, l’immersione in un’oscurità in cui le emozioni di David sono un crimine e una malattia, un mondo di telefonate anonime, lettere folli e senza speranze, baratri e timori, alla ricerca costante, inevitabile, quasi punitiva dell’unica cosa che davvero conti per David: l’amore della sua ragazza e della sua famiglia.

Se l’amore senza fine era un sogno, allora tutti noi lo condividevamo, ancor di più di quanto potessimo condividere il sogno d’essere immortali o di riuscire a viaggiare nel tempo, e se qualcosa mi differenziava da tutti gli altri non erano i miei impulsi bensì la mia testardaggine, la mia disponibilità di portare il sogno oltre quei limiti che erano stati concordati come ragionevoli, a dichiarare che quel sogno non era un delirio della mente ma una realtà altrettanto tangibile dell’altra più tenue, più infelice illusione che chiamiamo vita quotidiana” (pag. 228).

Scrivere di alcuni libri non è facile, abbandonarli lo è ancora di meno.

Amore senza fine, di Scott Spencer è stato chimera per diversi mesi. Quando mi ha avvolta nella sua spirale di riflessione e stati d’animo ho deciso che non poteva lasciarmi la mano così velocemente come gli altri, così l’ho centellinato per circa dieci giorni. L’ho stretto a me, parola per parola, mi è capitato di leggere solo poche righe al giorno talmente potenti da lasciarmi là dentro fino a notte fonda.

È la storia di un singolo, David, è la storia di una vita, di un amore di un’anima in pena che viaggia su binari differenti da tutto ciò che la circonda.

Parole che come fumo avvolgono e intossicano, scatenano quella fame chimica di sensazioni, emozioni disagianti e illuminanti.

Si parla di sentimenti sì, ma la chiave di lettura è nel riflesso di quel ragazzo eccessivo, ossessivo, illuso.

Quando poi arrivi a pagina 228 capisci che non è solo una storia, uno spaccato. È una catarsi, una rivelazione, un’epifania, chiamatela in mille modi, saranno tutti esatti.

Per niente al mondo

Titolo originale: Never, Autore: Ken Follett, Editore: Mondadori, Collana: Omnibus, Data prima pubblicazione: 9 novembre 2021

Più di un thriller, Per niente al mondo è un romanzo ricco di dettagli reali che si muove tra il cuore rovente del deserto del Sahara e le stanze inaccessibili del potere delle grandi capitali del mondo.

iamo nelle vaste e desolate pianure desertiche del Sahel, non lontano dalle sponde del lago Ciad: davanti al lettore sfilano terre arse dal sole, di carovane e di predoni, attraversate dalle rotte di trafficanti e mercanti di uomini, di contrabbandieri e profughi disperati; terre martoriate da scontri sanguinosi o lotte intestine di cui nessuno ricorda più le circostanze causali; terre soggiogate dall’ubiquitaria legge del più forte.

Una processione di villaggi dimenticati da Dio, fieramente popolati da donne e uomini ammutoliti dalla povertà, dove si alternano, in un gioco di dissolvenze, civiltà tra loro lontanissime, anche quando separate da una sottile striscia di polvere.

Il tema del terrorismo e dei traffici illeciti costituisce il chiaro filo conduttore della narrazione di Per niente al mondo, nel quale, d’altronde, allignano loschi intrighi e macchinazioni che dai teatri di guerra del Niger e del Ciad si snodano fino alla Cina, in una sequenza di fotogrammi impazziti che sembrano rincorrersi come altrettanti fibre di una tela che spetterà all’Autore tessere, al lettore decifrare.

Percorrerli significherà mettere in fila, cammin facendo, gli elementi salienti di un’escalation che ha dell’incoercibile, nella quale a battere i pugni sullo scacchiere planetario saranno logiche sganciate da alcuna considerazione per il destino dell’uomo e della fragile casa che lo ospita.

Un congegno infernale messo in moto dall’uomo ma cieco agli umani sogni e bisogni, lanciato in folle corsa verso il baratro della guerra totale, sui cui comandi allungano le mani personaggi sfuggenti come la sabbia del deserto, prigionieri della ristrettezza delle proprie visioni e di coordinate morali da alto medioevo.

Che scientemente decidono, ancora ed ancora, di tenere premuta la mano sul pulsante rosso dell’autodistruzione.

Un carosello sobbollente dove colossali ambizioni geopolitiche, sussurrate in un filo di voce tra le mura dei palazzi del potere dove si decide il destino di interi popoli, si saldano ad oscure mire economiche, serpeggianti all’estremo limitare del campo visivo di un’opinione pubblica distratta a morte.

La prima storia ha per protagonista Pauline Green, presidente USA, femminista e determinata, madre di un’adolescente ribelle, Pippa, moglie di Gerry, con cui ha una relazione stabile e rassicurante, nella sua ripetitività. Oscuramente attratta dal suo braccio destro, Gus, Pauline si troverà a dover mettere alla prova le sue competenze diplomatiche nel corso del romanzo, perché gli Stati Uniti sono l’ago della bilancia internazionale e hanno gli occhi di tutti i media e di tutto il mondo puntati addosso. Nel frattempo, dovrà prevedere e controbattere agli attacchi del suo avversario politico, machista e ottuso, ma appoggiato da una fetta preoccupante dell’elettorato (ricorda qualcuno?). 

La seconda storia coinvolge invece un infiltrato della CIA, Abdul, che si trova in Ciad per sventare un traffico di droga e di uomini, ma ha anche un obiettivo personale, che si scoprirà via via. Sul suo cammino, l’uomo incappa in Kiah, giovanissima madre rimasta vedova, determinata a cercare un futuro migliore per sé stessa e per suo figlio Naji. Disposta ad abbandonare il suo villaggio poverissimo sulle rive del lago Ciad, Kiah vuole raggiungere la Francia, trovare un lavoro e ricominciare, ma sa che per farlo dovrà fare riferimento a un gruppo di trafficanti di uomini e dare loro i suoi unici risparmi. Come fidarsi? Abdul, Kiah e Naji intraprendono insieme, anche se per motivi diversi, un viaggio rocambolesco e pieno di colpi di scena, chi verso la verità, chi verso la libertà. A sorvegliare, sebbene a distanza, la missione di Abdul ci sono Tab e Tamara, due agenti in Ciad, ognuno coinvolto da Paesi diversi, ma disposti a collaborare, e non solo per ragioni professionali, dal momento che da subito provano l’uno per l’altra una fortissima attrazione. Il loro passato sentimentale, a dir poco fallimentare, potrà trovare finalmente pace?

La terza storia ci porta in Cina, dove Chang Kai, vice ministro per l’intelligence esterna, figlio “d’arte” (suo padre è l’attuale vicepresidente per la Commissione di sicurezza nazionale, ma anche i suoi avi hanno avuto ruoli politici determinanti), vive con la moglie Ting, attrice famosissima e idolatrata per la serie tv: “Amori a palazzo”. La coppia, passionale, profondamente unita e addirittura in reciproca adorazione, deve però fare i conti con la disapprovazione della famiglia di Kai e con le continue domande su quando avranno figli. Niente sembra scalfire i loro sentimenti, neanche i rischi e i sacrifici a cui Chang Kai dovrà sottoporsi, pur di cercare di ottenere notizie dal suo informatore dalla Corea del Nord. Colpire Ting significa colpire anche Kai, e i suoi avversari politici lo sanno bene…

A questi protagonisti si aggiungono numerosissimi personaggi secondari e comparse, così come le tre ambientazioni qui sopra tratteggiate si alternano ad altre, meno delineate ma ugualmente importanti. Quel che riunirà le vicende, senza fare spoiler, sarà un improvviso incrinarsi dei rapporti internazionali. Avete presente la famosa pallina sul piano inclinato? Ecco, è angosciante la velocità con cui mutano gli equilibri e tutto sembra condurre a una minaccia atomica. Narrativamente questa seconda parte del romanzo è anche la più appassionante, perché la suspense viene tenuta alta al crescere dei livelli di allerta. Serpeggia l’inquietudine, quando leggiamo come, ancora una volta, il carattere dei presidenti, le singole simpatie o antipatie, le paure individuali e collettive, i pregiudizi e la permalosità possano avere un peso determinante su scelte strategiche e tattiche. In gioco, c’è la salvezza o la distruzione del mondo intero. 

In conclusione, se siete amanti della fantapolitica, allora cimentatevi in questo bestseller che, nell’immaginare uno scenario apocalittico, fa riflettere anche sul nostro presente, pur con qualche stereotipo e con qualche scelta politicamente corretta di troppo. 

Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata

Titolo originale: Someone Who Will Love You in All Your Damaged Glory, Autore: Raphael Bob- Waksberg, Editore: Einaudi, Data di pubblicazione: 27 aprile 2021

Questo libro contiene:

1. Un uomo e una donna che saltano tutte le fermate della metropolitana della loro vita in attesa dell’occasione giusta. Due sposi costretti dai parenti a sacrificare caproni per assicurarsi la felicità futura. Uno scienziato che fa avanti e indietro da un universo parallelo in cui ha fatto solo le scelte giuste.

2. E altri quindici racconti pieni di umorismo, romanticismo, stravagante surrealismo e sincerità.

3. Una scatenata comicità che nasconde una verità sgradevole che fingiamo di non vedere che a sua volta cela un’amara ironia che svela il dolore di cui siamo composti che prepara il sorriso dell’accettazione bagnato dalle lacrime per l’essere vivi.

4. Elenchi puntati.

5. Chiunque abbia visto qualche puntata di “BoJack Horseman” sa che il talento di Raphael Bob-Waksberg si sviluppa in una cifra unica, personalissima: quella in cui l’ironia più amara diventa un bisturi affilatissimo che taglia i nodi delle relazioni umane. Le nostre fragilità, il desiderio di essere amati, di essere riconosciuti dall’altro, la nostra ricerca di qualcosa che illumini le ombre che ci portiamo dentro.

6. Leggendo questi racconti preparatevi a essere devastati e ricostruiti pezzo a pezzo. «Le persone si dividono in due tipi: quelle che non vuoi toccare perché hai paura che si spezzino e quelle che non vuoi toccare perché hai paura che ti spezzino». Un uomo e una donna che saltano tutte le fermate della metropolitana della loro vita in attesa dell’occasione giusta. Due sposi costretti dai parenti a sacrificare caproni per assicurarsi la felicità futura. Uno scienziato che fa avanti e indietro da un universo parallelo in cui ha fatto solo le scelte giuste. E altri quindici racconti dal creatore di BoJack Horseman pieni di umorismo e sincerità sul sentimento più bello e su quello piú terribile: l’amore.

Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata è un libro che mi ha incuriosita sin da subito per il suo titolo: ho pensato che con un nome del genere non potesse non essere il libro che facesse per me. Quando poi ho scoperto che questa raccolta di racconti è il primo libro di Raphael Bob-Waksberg, sceneggiatore del celebre Bojack Horseman, serie TV di Netflix di estremo successo che ho amato, ecco che ero già bella che convinta. In Italia è stato pubblicato nel 2021 da Einaudi in un copertina rosa shocking e nella traduzione Marco Rossari.

La raccolta è fatta da storia prese da contesti e forme diverse, con un tema unico, che sembra stridere un po’ con l’umorismo e il cinismo che la pervade: l’amore.

Tra le ambientazioni e i protagonisti di questa raccolta troviamo posti in cui ai matrimoni bisogna fare mattanza di caproni, piuttosto che amori vissuti tutta una vita su due sedili opposti di un treno ma mai confessati, liste di bugie dette da tutti, o amori reali e poi finiti tra due colleghi d’ufficio. Come già detto, questa è una raccolta multiforme che parla di amore in diverse sfumature, dal rosa, al grigio, al nero e molti altri colori. L’autore lo fa con liste, stralci, racconti, poesie, annunci, pièce teatrali; il risultato è un colorato universo, a volte strano, il più delle volte imprevedibile che lascia i lettori disorientati tra le sue pagine.

In questo libro si respira una tragica ironia, cinica con picchi di genialità. Alcuni racconti sono strani e grotteschi, altri al limite del non sense, altri brutali e realistici: una polifonia di voci, di stili, di storie, che trattano in maniera smaliziata, sincera, sprezzante un sentimento tanto complesso come l’amore.

È interessante leggere in Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata la contrapposizione tra un anima romantica e il voler raccontare l’importanza del sentimento e la denuncia della deriva che la nostra società ha preso, con quel filo di sarcasmo costante che non guasta mai. Però attenzione: questo non è un libro che si prende troppo sul serio, quindi c’è di fondo una critica sociale ma sempre raccontata con il sorriso.

Lo stile è piacevole, assolutamente quello che cerco io in un libro così e che stimola il mio gusto personale.
Questo è un libro che alla sua uscita ha destato molta attenzione. E devo essere onesta, per come la gente ne ha parlato mi aspettavo che per me fosse uno dei libri dell’anno. Amo i libri che fanno ridere, che usano la satira e la critica tra un sorriso e l’altro, e davvero sono partita con aspettative altissime prima di leggerlo. Mentre non è stato quello il risultato: ho trovato il libro carino, scorrevole, con tematiche e modi a me affini. Sicuramente si toccano picchi molto alti, c’è perfino un racconto che avrei voluto scrivere io per quanto bello l’ho trovato, ma mi aspettavo un piccolo capolavoro del genere e così non è stato.

Ma ad aspettative ridimensionate e con la lettura alle spalle vi dico che Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata è un libro che comunque consiglierei, non a tutti, ma a chi cerca una lettura leggera, piena di arguzia e di riflessioni intelligenti, corredate da una abbondante mancanza di senso e di cose grottesche lanciate nel mezzo.

L’inverno dei Leoni ❄❄🦁🦁

L’inverno dei Leoni, la saga dei Florio, Autrice: Stefania Auci, Prima pubblicazione: 24 maggio 2021, Editore Nord, Collana Narrativa

“Il potere crea nemici. E certi nemici sono come vermi. Basta una crepa, un cedimento, e le larve attecchiscono, e trasformano un corpo sano in carne marcia”.

Hanno vinto, i Florio, i Leoni di Sicilia. Lontani sono i tempi della misera putìa al centro di Palermo, dei sacchi di spezie, di Paolo e di Ignazio, arrivati lì per sfuggire alla miseria, ricchi solo di determinazione. Adesso hanno palazzi e fabbriche, navi e tonnare, sete e gioielli. Adesso tutta la città li ammira, li onora e li teme.
E il giovane Ignazio non teme nessuno. Il destino di Casa Florio è stato il suo destino fin dalla nascita, gli scorre nelle vene, lo spinge ad andare oltre la Sicilia, verso Roma e gli intrighi della politica, verso l’Europa e le sue corti, verso il dominio navale del Mediterraneo, verso l’acquisto dell’intero arcipelago delle Egadi. È un impero sfolgorante, quello di Ignazio, che però ha un cuore di ghiaccio. Perché per la gloria di Casa Florio lui ha dovuto rinunciare all’amore che avrebbe rovesciato il suo destino. E l’ombra di quell’amore non lo lascia mai, fino all’ultimo…
Ha paura, invece, suo figlio Ignazziddu, che a poco più di vent’anni riceve in eredità tutto ciò suo padre ha costruito. Ha paura perché lui non vuole essere schiavo di un nome, sacrificare se stesso sull’altare della famiglia. Eppure ci prova, affrontando un mondo che cambia troppo rapidamente, agitato da forze nuove, violente e incontrollabili. Ci prova, ma capisce che non basta avere il sangue dei Florio per imporsi. Ci vuole qualcos’altro, qualcosa che avevano suo nonno e suo padre e che a lui manca. Ma dove, cosa, ha sbagliato?
Vincono tutto e poi perdono tutto, i Florio. Eppure questa non è che una parte della loro incredibile storia. Perché questo padre e questo figlio, così diversi, così lontani, hanno accanto due donne anche loro molto diverse, eppure entrambe straordinarie: Giovanna, la moglie di Ignazio, dura e fragile come cristallo, piena di passione ma affamata d’amore, e Franca, la moglie di Ignazziddu, la donna più bella d’Europa, la cui esistenza dorata va in frantumi sotto i colpi di un destino crudele.
Sono loro, sono queste due donne, a compiere la vera parabola – esaltante e terribile, gloriosa e tragica – di una famiglia che, per un lungo istante, ha illuminato il mondo. E a farci capire perché, dopo tanti anni, i Florio continuano a vivere, a far battere il cuore di un’isola e di una città. Unici e indimenticabili.

A mio parere, con questo romanzo la Auci si è superata rispetto al primo volume come abilità descrittiva e capacità di rendere romanzo la storia di una delle famiglie più potenti dell’Europa di fine Ottocento. 670 pagine che scorrono veloci (praticamente un ossimoro) nel raccontare l’ascesa e il declino di una dinastia che ha lasciato un segno indelebile nella storia della Sicilia. Bello, coinvolgente, con la vivida intensità di una saga familiare, trascina il lettore nelle vicende dei Florio, dando l’impressione di vivere nel loro stesso mondo costellato di ricevimenti e feste eleganti, di viaggi e di incontri illustri.

“È destino degli uomini essere felici e non rendersi conto di esserlo. È la loro maledizione sprecare il tempo della gioia senza rendersi conto che è tanto raro quanto irripetibile. Che la memoria non può ridarti ciò che hai provato perché ti restituirà invece la misura di ciò che hai perduto.” 

Ignazio jr. e Franca Florio ed i figli Giovanna e Ignazio, data della fotografia incerta, certamente prima del 1903.

Cambiare l’acqua ai fiori

Titolo originale: Changer l’eau des fleurs, autore: Valérie Perrin, 1ª ed. originale 2018, Editore E/O

“Mi tengo dritta, è una mia peculiarità. Non mi sono mai piegata, neanche nei periodi di maggior dolore. Spesso mi chiedono se abbia fatto danza classica. Rispondo di no, che è stata la quotidianità a darmi una disciplina, a farmi allenare ogni giorno alla sbarra e sulle punte”.
Violette Trenet ne ha passate tante, è più volte caduta ma si è sempre rialzata, ha attraversato abbandoni, tradimenti, le perdite più dolorose, ma la sua giornata adesso profuma di gelsomino e di miele, le sue stanze sono bomboniere pastello che sanno di fresco. Violette sorride, nella sua solitudine piena di faccende, tra le piante odorose del suo giardino, “settecento metri quadrati di gioia, amore, sudore, coraggio, volontà e pazienza” e la sua casa, la cui porta è sempre aperta. Fa la guardiana del cimitero, Violette, e il suo paradiso è fatto di tante cose, piccole e immense, che lei assapora ogni giorno come doni del cielo.
In un cimitero lei ha trovato il segreto della sua felicità.
È una donna bella e riservata, la protagonista del romanzo di Valérie Perrin: chi visita il cimitero, e accompagna i propri morti, entra nella sua casa in cerca di conforto, e trova occhi buoni ad accogliere, caffè e parole, che escono spontanee da un cuore grande e sincero. Violette va oltre i suoi doveri, e si prende cura delle tombe con dedizione, conosce le storie di tutti, come se fossero suoi cari, e tiene un registro, dove trascrive i particolari di ogni funerale, la pioggia e il sole, i palloncini e le lacrime, i discorsi e i fiori, gli epitaffi, alcuni potentissimi.
“Se la vita è solo un passaggio, almeno su questo passaggio seminiamo fiori”.
Violette parla coi morti, coi gatti, coi fratelli Lucchini delle pompe funebri, con i tre bislacchi necrofori, Nono, Gaston e Elvis, con padre Cedric, interrogandolo sull’amore; ma soprattutto parla a stessa.
La sua solitudine è un dialogo ininterrotto tra la morte che la circonda e la vita che la anima, nella consapevolezza serena e positiva, che una non esiste senza l’altra. E come la luce non ha senso senza l’ombra, in questa storia di chiaroscuri, Violette ha due armadi, che nulla hanno a che vedere con le stagioni: l’armadio inverno ha vestiti scuri e austeri, destinati agli altri, l’armadio estate ha abiti chiari e colorati, destinati solo a sé: indossa l’estate sotto l’inverno, la guardiana del cimitero, e quando è sola, si toglie di dosso l’inverno e svela i suoi colori.
Una mattina alla sua porta arriva Julien, un commissario di Marsiglia, che odora di cannella e tabacco e vaniglia, e per Violette è come ritrovare una persona persa da tanto tempo. Julien ha una richiesta strana, che anche lui non capisce: la madre, nelle sue ultime volontà, ha chiesto che le sue ceneri fossero poste sulla tomba di un uomo che lui non conosce.
Sarà il racconto di una storia d’amore che ha superato la vita e abbracciato l’eternità a svelare la potenza di legami indissolubili, che si rincorrono tra passato e presente.
“Appena ha aperto bocca ho sentito la solitudine staccarsi da me come una pelle morta. La sua voce mi ha fatto l’effetto di una schiarita, come se mi avesse acceso un lampione sopra la testa, come quando una giornata si presenta uggiosa, poi il cielo plumbeo si dischiude e il sole penetra non si sa da dove per illuminare certi punti del paesaggio”.
Vincitore nel 2018 del Prix Maison de La Presse, Cambiare l’acqua ai fiori è un romanzo bizzarro e commovente, che non ha nulla di macabro, dove i soli fantasmi sono i ricordi che ritornano: un romanzo sull’amore, più forte di tutto, che riecheggia in ogni pagina di vita, di poesia, di musica e di colore, degli aromi delle verdure fresche e del profumo di rosa.
“Dammi notizie ogni tanto. Ma non troppo spesso, sennò le aspetterò”.

Il libro di Valérie Perrin non suscita solo critiche positive e alcuni fanno notare l’ispirazione a situazioni già conosciute, come ad esempio a certi aspetti della vicenda narrata ne I ponti di Madison County ma anche il riconoscimento per la capacità di coinvolgere il lettore con una scrittura raffinata. Secondo altri richiama in parte la storia descritta ne L’eleganza del riccio e la narrazione aiuta ad evitare il pregiudizio che spinge a mettere ogni persona in una casella ordinata della nostra classificazione personale.

Valérie Perrin lavora da sempre nel mondo dell’arte e per anni è stata fotografa di scena delle più importanti produzioni cinematografiche francesi, tra cui quelle del marito Claude Lelouche. Il suo talento nel cogliere attraverso l’obiettivo situazioni, atmosfere, emozioni le ha fatto conquistare numerosi premi.

Valérie Perrin

La simmetria dei desideri

La simmetria dei desideri, (Mishlà ahat yemina, 2008), di Eshkol Nevo, Editore Beat, data di pubblicazione 5 settembre 2012

Ascoltando i Passenger con la loro A Song for the Drunk and Broken Hearted non posso non parlare di uno dei romanzi che mi ha più segnato nel 2021, in maniera positiva. Mi ha fatto rendere conto che sebbene molti nostri desideri non si realizzano e non lo faranno in futuro, questo non significa che le nostre vite non abbiano un significato, ma che le persone che frequentiamo, che sono di passaggio o che rimangono al nostro fianco, sono loro, insieme alle circostanze che viviamo, che ci rendono quello che siamo. Imperfetti ma, desiderosi di fare del bene e di lasciare un segno nel mondo.

Quattro giovani amici, originari di Haifa ma ormai residenti a Tel Aviv, seguono insieme la finale dei mondiali di calcio del 1998. In quello stesso giorno, su proposta di uno di loro, tutti annotano tre desideri che vorrebbero realizzare nei quattro anni successivi, prima della finale dei mondiali del 2002. Le scelte e le circostanze portano però Amichai, Yoav detto Churchill e Ofir a traguardi diversi da quelli immaginati; e allora tocca a Yuval, voce narrante della storia, ristabilire un’ideale “simmetria dei desideri”.

Amici dai tempi del liceo, i quattro giovani sono molto diversi nel carattere e nell’aspetto fisico: Yuval è il più basso della compagnia, riservato e incline alla malinconia; Amichai ha un corpo solido, occhi color di terra e una macchia sul collo che cerca di nascondere ed è molto legato alla moglie e ai due figli gemelli; Churchill ha la testa larga e i capelli a spazzola, è egocentrico e seduttore; Ofir ha una testa riccioluta e un’irrequietezza che non gli dà pace. Accanto a loro si muovono vari personaggi femminili: la bella e inquieta Yaara contesa tra Yuval e Churchill; la malinconica e innamoratissima moglie di Amichai, Ilana; l’imponente Maria, l’allegra compagna di Ofir. Pur tanto diversi, i quattro amici sono forse davvero le ultime persone a cui importi l’uno dell’altro, in un mondo ormai cinico e violento, come dice Yaara ad un certo punto. Trascorsi i quattro anni, nessuno dei protagonisti, ormai 32enni, sarà più la stessa persona che ha scritto i tre desideri, eppure, nonostante anche dolori profondi e gravi tradimenti, saranno ancora gli amici di sempre.

Se c’era una possibilità, pur minima, che lei tornasse, allora c’era una ragione per radersi, una ragione per andare a dormire, una ragione per alzarsi al mattino e per tradurre ancora un articolo. E poi un altro articolo. E un altro ancora.

Dopo parecchie traversie e colpi di scena, ognuno dei protagonisti si ritrova a realizzare i sogni di un altro, rivelando una difficoltà a far luce in se stessi, a capire che cosa si desidera veramente. Quasi un romanzo di formazione, dato che la maturità si è spostata così in avanti. Alla domanda sulla popolarità delle letteratura in Israele, Nevo risponde che in questo paese tutti leggono, giovani e vecchi. Per La simmetria ha ricevuto lettere di liceali che gli parlavano delle loro amicizie e lettere di anziani che ricordavano le amicizie di un tempo. Forse la gente legge su supporti diversi, ma il bisogno di storie, a suo parere, non si esaurisce mai.

Quello che ho pensato, ha detto, è che ognuno potrebbe scrivere su un bigliettino dove sogna di ritrovarsi tra quattro anni. Dal punto di vista personale, professionale. Da tutti i punti di vista. E ai prossimi Mondiali apriremo i biglietti e vedremo cos’è successo nel frattempo.

Afferma Eshkol Nevo.

Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971. Dopo l’infanzia, trascorsa tra Israele e gli Stati Uniti, ha completato gli studi a Tel Aviv e cominciato una carriera di pubblicitario, abbandonata in seguito per dedicarsi alla letteratura. Oggi insegna scrittura creativa in numerose istituzioni. Oltre a Nostalgia (2007), vincitore nel 2005 del premio della Book Publishers’ Association e nel 2008 a Parigi del FFI-Raymond WallierPrize, ha pubblicato una raccolta di racconti intitolata Bed & Breakfast e il saggio The Breaking Up ManualLa simmetria dei desideri è del 2010. 

Tre piani

Tre piani, Titolo originale Shalosh komot, Genere romanzo, Prima pubblicazione 2015, Edizione italiana Neri Pozza 2017

I tre piani di una palazzina e i loro abitanti riflettono la seconda topica freudiana, l’Es, l’Io e il SuperIo: Nevo con grande ironia mette a nudo i fallimenti e la psicosi che sottendono la placida superficie della borghesia israeliana.

Ambientato in un edificio di Tel Aviv, dove abitano famiglie appartenenti alla classe borghese israeliana, il romanzo di Eshkol Nevo, “Tre piani” (Neri Pozza, 2017), tradotto da Alberto Folin, esamina la vita interconnessa dei residenti di questa tranquilla palazzina, appunto di tre piani, di cui i tumulti, i segreti, le confessioni inaffidabili e le decisioni problematiche rivelano i mali di una società nel bel mezzo di un crisi di identità.

Al primo piano vive una coppia di giovani genitori, Arnon e Ayelet che hanno una bambina, Ofri. La bambina viene affidata alle cure di una coppia di vicini anziani, Ruth e Hermann, persone educate, giunte in Israele dalla Germania. Un giorno Hermann, che da tempo mostra i primi sintomi dell’Alzheimer, “rapisce” Ofri per un pomeriggio, scatenando una furia incontenibile in Arnon, inconsciamente e, dunque, irrimediabilmente convinto che dietro quel gesto, in apparenza dettato dalla malattia, si celi ben altro.

Al secondo piano invece vive Hani, madre di due bambini e moglie di Assaf, costantemente all’estero per lavoro. Hani combatte da tempo una battaglia contro la solitudine e lo spettro della follia che, da quando sua madre è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, non smette mai di tormentarla. Un giorno Eviatar, il cognato che non vede da dieci anni, bussa alla sua porta e le chiede di aiutarlo. Hani non esita a ospitarlo e a trovare così un compagno.

Dovra, giudice in pensione vive al terzo piano, è vedova e dialoga con il marito defunto attraverso la segreteria telefonica appartenutagli. Ricostruisce così il loro passato, il loro ruolo di genitori-guardiani della vita del figlio Arad, ruolo che ha spinto quest’ultimo dapprima a un tragico errore, poi a compiere un gesto estremo che lo ha escluso per sempre dalla loro vita.

I tre piani della palazzina nel romanzo di Nevo riflettono la seconda topica freudiana, l’Es, l’Io e il SuperIo. Nevo con grande ironia mette a nudo i fallimenti e la psicosi che sottendono la placida superficie della borghesia israeliana e ci regala un romanzo avvincente. Tra tutti gli scrittori israeliani di nuova generazione, Nevo è sicuramente il più tradizionale. Egli usa una narrazione semplice e trasforma una trama composita e intricata come quella di “Tre piani” in un’allegoria terrificante dei mali che affliggono la borghesia moderna.

Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971. Ha studiato psicologia all’Università di Tel Aviv e oggi, possiede e co-gestisce la più grande scuola di scrittura creativa privata in Israele. Ha pubblicato romanzi, racconti e saggi. Molti dei quali sono stati finalisti nei più prestigiosi premi internazionali di narrativa del mondo.

Steve Jobs non abita più qui

Steve Jobs non abita più qui, Michele Masneri, prima pubblicazione 30 luglio 2020, Adelphi Editore

Steve Jobs non abita più qui è un libro particolare, che può trovare posto senza rischio di errore nello scaffale dei libri di viaggio, in quello delle cronache letterarie o in quello delle (più belle) storie del costume. Masneri è partito per la California, e in particolare San Francisco e la Silicon Valley, e nel suo lungo soggiorno ha provato a conoscere e comprendere le inclinazioni, i vizi e le virtù di uno dei luoghi più avanzati al mondo, sia dal punto di vista culturale che tecnologico, regno delle più grandi e influenti aziende del pianeta, da Google a Facebook, ma anche patria prima della libertà dei diritti. Le descrizioni di Masneri sono sempre precise nel mostrare le incongruenze del paese e dei suoi abitanti: sfilano tra le pagine innumerevoli ritratti, dalle miniature di una nuova classe sociale ben precisa, quella degli «startuppari» sempre in cerca di miglioramenti per le loro aziende e del loro primo milione, ma che intanto abitano a San Francisco in pochissimi metri quadrati, alle rappresentazioni ariose e suggestive di grandi personaggi americani.

A quest’ultimo gruppo appartengono le pagine dedicate per esempio al capo di Facebook, Whatsapp, Instagram ecc., Mark Zuckerberg e alla fatica con cui, anche lui, è riuscito a comprare quattro villette a San Francisco e a unirle con grandi lavori edilizi che hanno disturbato non poco il vicinato, o allo scrittore Jonathan Franzen, che vive a Santa Cruz e «davvero non si capisce cosa ci faccia quassù, tra centri di abbronzatura e dentisti e massaggiatori e la nebbia sinistra della sera»: con chi parlerà il massimo scrittore americano («I maligni sostengono che da quando si è trasferito qui, con l’ossessione del bird-watching, non ha più niente da dire e si è un po’ rimbecillito»)? Ma in Steve Jobs non abita più qui si trovano anche descrizioni della comunità Lgbt di San Francisco e del movimento Me too, programmatori Google da qualche centinaia di migliaia di dollari l’anno che vivono alla stregua di homeless per non fare i pendolari ed essere più vicini alla sede, il controverso sistema universitario americano, la vita impossibile di Ceo di grandi aziende, il dramma della casa anche per chi è relativamente benestante, con una certa abbondanza di esistenze in disperata ricerca del successo.

Masneri con questo libro riesce a tratteggiare con grande chiarezza, e attraverso un linguaggio variegato che gioca con il vocabolario italiano e con i tic linguistici inglesi, i prodromi del futuro mondiale che prende forma in California, nei garage di smanettoni (oggi molti di quelli che hanno costruito pezzi del nostro presente sono musei) o nelle grandi aziende digital tech che corteggiano accademici con stipendi da capogiro, non mancando mai di mettere in luce le contraddizioni di un sistema che pare sempre al limite ma che, in realtà, non si fermerà mai («murales e nuovissimi ristoranti almeno vegani, e accanto la via ancora infrequentabile, col morto ammazzato e il proiettile vagante» scrive Masneri di Misiòn, San Francisco).

«Quel paese è così interessante, in ogni momento provocherà continuamente emozioni fortissime, dall’irrefrenabile entusiasmo alla disperazione che si finisce per provare ad ogni passo» 

Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Titolo originale
The seven deaths of Evelyn Hardcastle, ed. originale 2018
, Neri Pozza Editore ed.2019, Collana: I Narratori delle Tavole

Durante la festa a casa Hardcastle sarà commesso un omicidio, che però non sembrerà tale. Aiden Bishop ha otto possibilità per risolvere l’enigma, rivivendo lo stesso giorno otto volte, ogni volta in un corpo diverso, rivedendo la giornata attraverso gli occhi delle otto diverse incarnazioni.

Il debutto letterario dell’inglese Stuart Turton, “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” (Neri Pozza), è stato acclamato dalla critica e dai lettori per la sua grande originalità: un romanzo dove ambienti, personaggi e situazioni tipiche della classica “mystery story” si fondono con elementi più “moderni”, come il viaggio nel tempo e vengono rielaborati dando vita a qualcosa di completamente nuovo.

Fin dalle prime pagine il lettore può cercare di orientarsi in una trama priva di precisi riferimenti temporali e spaziali, grazie ad una mappa dei luoghi del romanzo: sale, salotti, gallerie, solarium, camere da letto, scuderie, casette del portinaio e del giardiniere, cottage e laghetto con annessa rimessa per barche.

Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell’alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento – la morte del giovane Thomas Hardcastle – ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d’artificio.
Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell’attimo in cui esplodono nell’aria i preannunciati fuochi d’artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell’acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre.
Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L’invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell’acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola.
La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l’assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House…

Questo romanzo, dove è sempre valida la regola che “niente è come sembra”, proprio per lo stratagemma del ciclo temporale che si ripete più volte, ma con personaggi diversi, rientra solo in parte nei confini del tradizionale romanzo giallo, per diventare invece una stimolante ed inedita sfida contro il tempo e con se stessi.


Accolto dall’entusiasmo della critica al suo apparire, vincitore del Costa First Novel Award, Le sette morti di Evelyn Hardcastle è, come ha scritto il Financial Times, «qualcosa in cui il lettore non si è mai imbattuto fino ad ora», un romanzo geniale in cui Agatha Christie incontra Black Mirror.

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