Il romanzo di Victor Hugo “I Miserabili” è ambientato durante la Restaurazione francese agli inizi del 1800.
Il protagonista, Jean Valjean è un galeotto finito in prigione per aver rubato del cibo che viene rilasciato dopo diciannove anni di carcere. All’inizio Valjean incontra diffidenza e chiusura da parte della gente, solo il vescovo di Digne, Monsieur Myriel, lo tratta con gentilezza e riesce non soltanto a restituirgli quella fiducia negli uomini che Jean Valjean aveva perso, ma lo instrada verso una nuova vita. Valjean, infatti, assume la falsa identità di Monsieur Madeleine e, grazie all’aiuto del prelato, mette in piedi un’attività che lo renderà presto ricco e benvoluto, tanto da essere eletto sindaco di una piccola cittadina di provincia. La sua fortuna, però, sembra allontanarsi quando incontra Fantine, una sua ex dipendente licenziata perché ragazza madre, che lui vorrebbe aiutare, ma che muore di tisi prima di ricongiungersi con la figlia Cosette, affidata a due genitori adottivi. Sarà poi Valjean a prendersi cura della piccola come un padre. Nel frattempo, in una cttà vicina, un uomo sta per essere incarcerato perché scambiato per Jean Valjean; venutolo a sapere, l’uomo si reca presso il luogo del processo e si auto-denuncia rivelando la propria identità. Viene incarcerato, ma riesce nuovamente a fuggire vivendo a Parigi sotto falso nome. Dopo alcuni anni scopre che Cosette, divenuta ormai una giovane donna, è innamorata di un giovane di nome Marius, e, almeno all’inizio, Valjean tenta, con varie peripezie, di ostacolare la loro relazione perché non vuole perdere l’affetto della ragazza. In seguito, memore della magnanimità del suo benefattore Myriel, decide di fare un estremo sacrificio e di rinunciare a Cosette. I due giovani si sposano e poco dopo, anche per la solitudine e la lontananza da Cosette, Valjean si ammala gravemente e di fronte alla morte, lascia un messaggio importante alla giovane coppia: “C’è solo una cosa al mondo che è importante – ed è quella di amarsi”.
Il romanzo, che ottiene fin da subito un enorme successo, diviene ben presto una delle opere letterarie piu celebri del XIX secolo, rielaborata in molte versioni cinematografiche e televisive.
Il romanzo segue le avventure di una serie di personaggi che, per nascita o per sventura, fanno parte di quella classe sociale disgraziata e oppressa che popolava la Francia, e in particolare i vincoli della capitale parigina nei primi decenni dell’Ottocento: “i miserabili”, appunto. L’affresco sociale di Hugo, già presente in Notre-Dame de Paris (1831), si unisce al quadro storico della Francia del tempo: la narrazione copre infatti un periodo che va dal 1815 al 1833: così, accanto alle vicende personali dei personaggi, che si caratterizzano per una profonda riflessione etica e morale, Hugo innalza a protagonista indiscussa del proprio libro la Storia. Alle vicende personali di Jean Valjean, Javert e Colette si intersecano così i grandi eventi che scuotono la Francia dopo la Rivoluzione francese: dalla celeberrima battaglia di Waterloo (18 giugno 1815) all’instaurazione della Monarchia di Luglio, fino ai moti del 1832.
L’opera, davvero monumentale, è divisa in cinque tomi (Fantine, Cosette, Marius, L’idillio di Rue Plumet e l’epopea di Rue St. Denis, Jean Valjean).
La gestazione dei Miserabili è lunga e complessa e si protrae nell’arco di dieci anni: se infatti il romanzo viene pubblicato nel 1862, la prima bozza di cui abbiamo notizia risale al 1843. La stesura dell’opera è tuttavia interrotta con la rivoluzione del 1848 e ripresa e ultimata solo dal 1860. D’altronde i temi della sua opera più impegnativa si ritrovano anche in altre opere di Hugo, a testimonianza della loro fondamentale importanza. Basti pensare a L’ultimo giorno di un condannato a morte(1829), incentrato sul dramma di un uomo destinato alla pena capitale, e più avanti Novantatré (1874), dove viene descritta la guerra di Vandea, durante il periodo rivoluzionario del Terrore; ancora, in Notre-Dame de Paris, le figure dei protagonisti della zingara Esmeralda e del deforme campanaro Quasimodo sono di estrazione popolare.
Per dichiarazione dello stesso Hugo, che dopo il colpo di stato di Luigi Napoleone Bonaparte del 1851 è esule politico per scelta volontaria, I miserabili sono un romanzo storico e sociale al tempo stesso, che si pone come obiettivo programmatico quello di dipingere l’intera società del tempo, denunciando i soprusi e le ingiustizie che il potere commette nei confronti degli strati più deboli della popolazione. A ciò s’aggiunge il ricco quadro storico in cui Hugo immerge le proprie vicende, collocandole in un periodo – quello che va dal 1815 al 1833 – di densissime rivendicazioni sociali e rivolgimenti politici, che vedono la Francia passare dai postumi della Rivoluzione e dell’esperienza napoleonica alla Restaurazione e poi alla “monarchia borghese” (1830-1848) di Luigi Filippo (1773-1850). La denuncia delle contraddizioni della società si traduce così nell’epopea di un “miserabile” – Jean Valjean, appunto – che, in una serie di rocambolesche vicende, costruisce una fortuna, si prende amorevolmente cura degli altri, partecipa alle lotte per la libertà e la democrazia del proprio paese.
A tutto ciò, Hugo unisce lo scavo psicologico e morale nei suoi personaggi; al centro, l’idea della redenzione che smuove l’anima umano, la miseria che mette a dura prova le nostre convinzioni etiche, l’ingiustizia che colpisce i più deboli ma che non riesce sempre a vincerli. Così, alle figure maligne e perverse dei coniugi Thénardier si oppone Jean Valjean, che ha imparato sulla propria pelle la lezione della carità e si prodiga non solo per sé ma anche per la piccola Cosette, di cui si è fatto tutore e padre. Non è un caso allora che il romanzo si apra con l’incontro tra Jean Valjean e il vescovo di Digne, che gli regala quei candelabrisimbolo e veicolo della succitata redenzione, e si chiuda con l’immagine di quegli stessi candelabri che, a monito della grazia che si può ricevere col perdono, illuminano il vecchio Jean Valjean al momento della sua morte dopo aver attraversato con lui vent’anni di storia nazionale.
Un altro fil rouge di tutto il romanzo è il confronto tra Jean Valjean e l’ispettore Javert, integerrimo tutore della legge. Le due figure si incontrano, separano, scontrano, come in una danza ideale; Jean Valjean fugge per tutta la sua vita per assicurare un futuro a Cosette e per dimostrare a se stesso di essere un uomo migliore, degno della gran verità svelatagli dal vescovo di Digne. Per contro Javert gli dà ossessivamente la caccia in nome di un simile imperativo morale, che lo rende cieco davanti alla realtà e che, negli ultimi capitoli, lo costringe a riconoscere la superiorità di Valjean e soprattutto a rendersi amaramente conto delle conseguenze talvolta nefaste di un’applicazione troppo rigida dei propri principi ed ideali.
A livello stilistico, il romanzo presenta una compenetrazione di elementi romantici e di elementi realistici; spesso infatti ne I miserabili si mescolano dettagliati resoconti sul periodo storico degli eventi (come nelle minuziose descrizioni di Parigi o nelle digressioni sulle cause dei fatti storici sullo sfondo della vita di Valjean) e squarci introspettivi sulle riflessioni dei protagonisti, sui loro tentennamenti morali o i loro atti di eroismo, sulle loro commoventi confessioni di stampo lirico. A livello strutturale, la tecnica privilegiata dall’autore è quello di inserire lunghe digressioni all’interno della propria trama, che viene spezzata o interrotta per ospitare ricostruzioni storiche (come la sconfitta di Waterloo, che si distende per ben diciannove capitoli del secondo tomo), riflessioni filosofiche e considerazioni di tipo morale (in cui l’autore ha modo di spiegare la sua sterminata cultura), reminiscienze quasi autobiografiche. A queste digressioni si alternano frequenti dialogati, che portano in scena direttamente le passioni e le pulsioni dei personaggi principali degli eventi.
Ammetto, che questo romanzo non è stato di facile lettura, data la sua mole, ma per me che sono appassionata di storia, sia italiana che straniera e amando già Victor Hugo per altre sue opere ho voluto parlare proprio di questa, perché credo davvero che I Miserabili sia una pietra miliare della letteratura di tutti i tempi.
Secondo Charles Baudelaire il romanzo, «contiene delle pagine che possono inorgoglire per sempre non soltanto la letteratura francese, ma anche la letteratura dell’Umanità pensante».
