
“L’aiuto” (“The Help”) è un romanzo del 2009 scritto da Kathryn Stockett, pubblicato in Italia da Arnoldo Mondadori Editore, incentrato sulla figura di alcune domestiche afroamericane che lavorano per famiglie bianche a Jackson (Mississippi), durante gli anni sessanta; il periodo delle rivendicazioni dei diritti dei neri e i discorsi di Martin Luther King.
L’aiuto è il primo romanzo della Stockett, la cui stesura ha richiesto ben cinque anni. Inizialmente rifiutato da numerosi agenti letterari, il romanzo è stato pubblicato nel 2009 in 35 paesi, diventato ben presto un best seller.
Il romanzo è raccontato dal punto di vista di tre narratrici: Aibileen Clark, una domestica afroamericana di mezza età che ha trascorso la sua vita educando i figli dei bianchi e che ha da poco perso il suo unico figlio in un incidente sul lavoro; Minny Jackson, una domestica afroamericana il cui caratteraccio l’ha portata più volte ad essere licenziata dai suoi datori di lavoro, nonostante il bisogno costante di denaro per mantenere la sua numerosa famiglia; ed infine Eugenia Phelan, detta “Skeeter”, una giovane ragazza bianca neolaureata con aspirazioni da scrittrice.
Dopo la distribuzione in Italia dell’adattamento cinematografico, il romanzo è stato ripubblicato da Arnoldo Mondadori Editore ad inizio 2012 con il titolo originale The Help.
È l’estate del 1962 quando Eugenia “Skeeter” Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l’università lontano da casa. Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha allevato amorevolmente uno dopo l’altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Il profondo Sud degli Stati Uniti fa da cornice a questa opera prima che ruota intorno ai sentimenti, all’amicizia e alla forza che può scaturire dal sostegno reciproco. Kathryn Stockett racconta personaggi a tutto tondo che fanno ridere, pensare e commuovere con la loro intelligenza, il loro coraggio e la loro capacità di uscire dagli schemi alla ricerca di un mondo migliore.
In questi giorni il problema del razzismo si sta ripresentando più forte che mai negli Stati Uniti.
Bianchi contro neri e neri contro bianchi. Cinquanta anni fa, gli Stati Uniti erano la culla della segregazione razziale. I “colored” avevano posti riservati sui bus, bagni separati dai bianchi e scuole per conto proprio. Ci furono leader carismatici (Martin Luther King, Malcolm X), manifestazioni di massa, forme di disobbedienza civile portate avanti dalla popolazione afroamericana. Fu il successo di queste (pagato al prezzo altissimo di repressioni, pestaggi e di violenze subite dai neri) a chiudere il capitolo della segregazione razziale. E quindi della disparità. “Tutti gli uomini sono stati creati uguali”, recita la Dichiarazione d’Indipendenza Americana. Però si è dovuto attendere la pronuncia della Suprema Corte (e arriviamo al 1968) per stabilire che posti sui bus, bagni, scuole e locali per soli neri non dovessero esistere più.
«E da allora fino ai nostri giorni – ci spiega Umberto Mucci, fondatore di “Wetheitalians”, portale web e associazione che racconta i legami fra Italia e Usa – si è sempre vissuto in una sorta di equilibrio precario. Significa che fra afroamericani e bianchi c’erano sì delle tensioni, ma erano controllate. I pregiudizi da ambo le parti sono sempre esistiti. Serviva tempo. Decenni. 330 milioni di cittadini americani dovevano maturare da soli l’idea che gli Usa fossero un conglomerato di tante culture, lingue, razze diverse: una casa del mondo in convivenza pacifica. Poi c’è stata la svolta storica dell’elezione di Obama a presidente degli Stati Uniti: è stata una cosa eccezionale perché questa nazione ha detto al mondo ‘noi americani siamo pronti a rivoluzionare il problema razziale e a chiuderlo per sempre’. E’ stato un ciclone, in quell’equilibrio precario. Ma le risposte che ha dato il presidente e la sua amministrazione non sono state sufficienti».