Dante

Sandro Botticelli, Dante Alighieri, tempera su tela, 1495, Ginevra, collezione privata

A 700 anni dalla morte del sommo poeta, Dante Alighieri, ho pensato che dopo averne studiato al liceo classico la sua Divina Commedia, era ormai giunto il tempo di saperne qualcosa di più su di un personaggio che nonostante sia vissuto sette secoli fa, con le sue opere ha contribuito a forgiare la nostra lingua, l’italiano.

Purtroppo il mio arido vocabolario, non mi permette di fare una presentazione di Dante adeguata, per fortuna ci ha pensato Alessandro Barbero, che nel suo romanzo saggistico, Dante, è riuscito a narrare, con dovizie di dettagli e particolari interessanti, la vita di Dante in tutte le sue sfaccettature.

Se non conoscete Barbero, sappiate che è uno dei più famosi storici italiani. Specializzato in storia medievale e militare.

Alessandro Barbero ricostruisce in quest’opera la vita di Dante, il poeta creatore di un capolavoro immortale, ma anche un uomo del suo tempo, il Medioevo, di cui queste pagine racconteranno il mondo e i valori. L’autore segue Dante nella sua adolescenza di figlio di un usuario che sogna di appartenere al mondo dei nobili e dei letterati; nei corridoi oscuri della politica, dove gli ideali si infrangono davanti alla realtà meschina degli odi di partito e della corruzione dilagante; nei vagabondaggi dell’esiliato che scopre l’incredibile varietà dell’Italia del Trecento, fra metropoli commerciali e corti cavalleresche. Di Dante, proprio per la fama che lo accompagnava già in vita, sappiamo forse più cose che di qualunque altro uomo dell’epoca: ci ha lasciato la sua testimonianza personale su cosa significava, allora, essere un teen-ager innamorato, o su cosa si provava quando si saliva a cavallo per andare in battaglia. Ma il libro affronta anche le lacrime i silenzi che rendono incerta la ricostruzione di interi periodi della sia vita, presentando gli argomenti pro e contro le diverse ipotesi, e permettendo a chi legge di farsi una propria idea, come quando il lettore di un giallo è invitato a seguire il filo degli eventi e ad arrivare per proprio conto a una conclusione. Un ritratto scritto da un grande storico, meticoloso nella ricerca e nell’interpretazione delle fonti, attento a dare piena giustificazione di ogni affermazione e di ogni ipotesi; ma anche un’opera di straordinaria ricchezza stilistica, che si legge come un romanzo.

Spesso si semplifica il percorso politico di Dante dividendolo in due grandi filoni: il Dante comunale, guelfo bianco nella Firenze guelfa; e poi il Dante divenuto ghibellino nell’esilio, prima fautore delle bande di esiliati che volevano rientrare in città e poi grande alfiere dell’Alto Arrigo, l’imperatore Enrico VII di Lussemburgo. Le cose, purtroppo per i biografi (e per il godimento dei lettori) sono molto più complicate di così: Barbero prova a riassumere una vastissima bibliografia (accuratamente riportata) in un concentrato molto riuscito di quel che è noto finora, spesso riprendendo e alle volte correggendo il lavoro dei molti dantisti che si sono letteralmente dannati l’anima nel cercare ricostruire passaggi geografici e cambiamenti d’idea del Dante uomo (da Giovanni Boccaccio e Leonardo Bruni, ai tempi del Barbi, a inizio Novecento, fino alla più recente scuola pisana dei Carpi, Santagata, Casadei e Tavoni). 

Diorama della battaglia di Campaldino, Museo della Casa di Dante, Firenze

Non resta che seguire l’autore nel suo resoconto e inseguire il poeta nelle sue varie peripezie (tra le quali spicca un rito di magia nera), lasciandosi conquistare dalla curiosità che non può non nascere dalla visita di numerose città e dall’imbattersi con i molteplici personaggi che popolarono la vita di Dante: dagli amici, come Moroello Malaspina Vapor di val di Magra o l’ultimo ospite, Guido Novello da Polenta, ai grandi nemici, come il barone Corso Donati (fratello di Gemma, moglie di Dante di cui ben poco sappiamo, e di Forese, amico di Dante), i diversi Papi o il crudele Fulcieri da Calboli, e da quelli che furono a giorni alterni ospiti gradevoli e sgraditi al poeta, come i nobili dell’Appennino e gli Scaligeri veronesi.

Il Dante dell’esilio diventò col passare degli anni sempre più un uomo di corte, letterato stimato ma anche consigliere mantenuto da nobili di diverse risme, non sempre disposti ad avere a che fare con una personalità così ingombrante: piano piano, si nota come la geografia dantesca diventi dunque un campo minato di città e signori da evitare. Il poeta lo percorse sempre cercando di preservare la propria dignità – anche a costo di apparire a tratti servile (gli Scaligeri sono trattati coi guanti nel Paradiso) – e mantenendo la grande convinzione di non essere stimato abbastanza dai suoi contemporanei, in un continuo rincorrersi di amore e odio per quella Firenze natia in cui sognava di essere incoronato con l’alloro e che invece mai più rivedrà. 

In Dante Barbero sfrutta la sua formazione da medievista e le sue indubbie qualità divulgative per scrivere una biografia precisa e dettagliata su di un poliedrico fiorentino vissuto a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, e pienamente inserito nel suo tempo, l’epoca del massimo splendore dell’Italia dei Comuni, appena prima che la grande peste devastasse l’Italia e l’Occidente intero.

Pubblicato da Red__Wire 23

Il mio nome Vanessa ha un'origine letteraria, precisamente inventato da Jonathan Swift, il famoso autore dei viaggi di Gulliver; forse sarà anche per questo che sono appassionata di scoprire sempre cose nuove, non amo essere al centro dell'attenzione. Non ho grandi esigenze e difficilmente mi scontro con gli altri, dato che ripudio ogni tipo di discussione. Il mio è anche il nome di una splendida farfalla, un animale che mi ha sempre molto affascinato. Questo è solo un briciolo di me. Spero che con questo blog, saprò condividere la mia passione per la conoscenza, perché si sa: "Sapere è potere".

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora