
In questo freddo venerdì di novembre ho pensato di analizzare e raccontarvi di un romanzo, non troppo complesso, ma che nonostante la sua facile lettura ha lasciato qualcosa in me. Sto parlando del “Buio oltre la siepe” romanzo di Harper Lee, pubblicato nel 1960, ottenne rapidamente un grande successo e fu vincitore del premio Pulitzer nel 1961. La trama è in parte basata sul caso degli Scottsboro boys, un gruppo di adolescenti afroamericani accusati ingiustamente di stupro.
Nelle Harper Lee nacque il 28 aprile 1926 a Monroeville, in Alabama. Era la più giovane di quattro figli. Suo padre, Amasa Coleman Lee, era avvocato, membro della Corte legislativa Statale dell’Alabama e proprietario di parte del giornale locale. La madre, Frances Finch Lee era ammalata e raramente usciva di casa: morì nel 1951. Uno dei suoi più cari amici di infanzia fu Truman Capote (allora conosciuto come Truman Persons). I due amici erano molto diversi, ma entrambi avevano una vita familiare difficile. Truman viveva con i parenti di sua madre in città, pressoché abbandonato dai suoi genitori.
Il romanzo, ambientato nell’america sudista degli anni ’30, racconta le vicende della piccola Scout Finch e di suo fratello Jem. I due ragazzi sono orfani di madre e vivono con il padre Atticus a Maycomb, una piccola cittadina dell’Alabama, insieme alla domestica di colore Calpurnia.
Un’estate Scout e Jem fanno amicizia con Dill, un ragazzino che trascorre le vacanze in città e che trasmette loro la curiosità su di un vicino, tale Arthur Radley- detto Boo-, che non esce mai di casa e che sembra molto misterioso. I tre si ritrovano spesso a spiarlo, cercando di capire cosa faccia e come trascorra le sue giornate.
Intanto Atticus Finch, avvocato piuttosto noto in città, accetta di difendere Tom Robinson, un uomo di colore accusato di aver violentato una ragazza bianca, Mayella Ewell. Proprio per la decisione del padre, da questo momento i due ragazzi dovranno fare i conti con gli insulti e il disprezzo degli altri cittadini.

Durante il processo Atticus riesce a dimostrare che Tom non ha commesso alcuna violenza: Mayella si è appartata volontariamente con Tom, ma, dopo essere stata sorpresa dal padre, cerca di salvarsi dalla vergogna e dalle percosse, accusando il nero di averla violentata.
Nonostante l’evidenza, la giuria, interamente composta da cittadini bianchi, condanna Tom che morirà poi per un colpo d’arma da fuoco mentre tenta di fuggire dalla prigione.
Bob Ewell, a cui non erano andate giù le insinuazioni di Atticus, si vendica a modo suo, aggredendo in strada Scout e Jem mentre tornano a casa dopo una festa di Halloween.
In loro aiuto giunge proprio Boo Radley che li salva dall’aggressione e, ferisce a morte Ewell.
Boo riporta a casa i ragazzi e lo sceriffo, per non danneggiarlo, porta avanti la versione che Ewell si sia ferito da solo, inciampando su una radice.
L’episodio dell’aggressione chiarisce infine la vera personalità del misterioso vicino: Boo non ha nulla di strano o pericoloso, è solo un uomo un po’ riservato, ma dall’animo gentile che, proprio come avevano fatto Scout, Jem e Dill, aveva imparato a conoscere i ragazzi osservandoli dalla finestra della propria casa, mentre loro spiavano lui nascosti in giardino.
Il titolo in lingua italiana è una metafora ripresa da uno dei passi del libro in cui si parla di Boo Radley, il vicino di casa dei Finch, che Jem e Scout non hanno mai visto e che temono solo perché non conoscono: oltre la siepe che separa la casa dei Radley dalla strada c’è l’ignoto. Il “buio oltre la siepe” rappresenta l’ignoto e la paura che genera il pregiudizio. “Quasi tutte le persone sono simpatiche quando si riescono a capire.”
Nel testo ci sono numerosi riferimenti al titolo originale To Kill a Mockingbird” (uccidere un usignolo), un’azione crudele e immotivata. Il “Mockingbird” è un uccellino dal nome scientifico Mimus polyglottos molto diffuso negli Stati Uniti ma non è presente in Italia: la traduzione, mancando di un preciso termine corrispondente, ha variamente proposto sinonimi come tordo, passero, usignolo. Passi contenenti riferimenti al titolo: “Egli (il direttore del giornale locale di Maycomb) semplicemente argomentava che era un delitto uccidere uno storpio, in piedi, seduto o in fuga che fosse. Egli paragonava la morte di Tom all’insensata ecatombe di uccellini ad opera di cacciatori e bambini, e Maycomb pensò che la sua intenzione fosse di scrivere un editoriale tanto poetico da venir riportato sul Bollettino di Montgomery.”
Per Natale lo zio Jack regala ai ragazzi un fucile e Atticus così commenta: “Preferirei che sparaste ai barattoli in cortile, ma so già che andrete dietro agli uccelli. Sparate fin che volete alle ghiandaie, se vi riesce di prenderle, ma ricordatevi che è peccato uccidere un passero. – Era la prima volta che udivo Atticus dire che era peccato fare una data cosa, così andai a informarmi da miss Maudie. – Tuo padre ha ragione – disse. – I passeri non fanno niente di speciale, ma fa piacere sentirli cinguettare. Non mangiano le sementi dei giardini, non fanno il nido nelle madie; non fanno proprio niente, solo cinguettano. Per questo è peccato uccidere un passero.“
La stessa metafora dell’uccellino indifeso viene usata anche da Scout nelle ultime pagine del libro in riferimento a Boo se fosse stato sottoposto a un processo: “Atticus aveva l’aria di uno che ha bisogno d’esser tirato su di morale. Corsi da lui, lo strinsi e l’abbracciai con tutte le mie forze. – Sì signore, capisco benissimo- lo rassicurai. – Il signor Tate aveva ragione.- Atticus si liberò dalle mie braccia e mi guardò. – Che vuoi dire? – – Beh, sarebbe come uccidere un passero – Atticus appoggiò il viso sui miei capelli e ce lo mosse su e giù.”
Nel 1962 fu tratto dal romanzo l’omonimo film diretto da Robert Mulligan con Gregory Peck. Il film ricevette 8 nomination al premio Oscar e ne vinse 3.








