Intelligenza emotiva: che cos’è e perché può renderci felici.

Titolo originale dell’opera: Emotional Intelligence

Avendo letto questo tomo di 458 pagine, sono giunta a capire molte cose sulla psicologia e la mente dell’uomo… Ma partiamo da un sunto fondamentale. L’intelligenza emotiva è un aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni. Tuttavia questa spiegazione venne successivamente aggiornata, in quanto appariva imprecisa e senza un ragionamento sui sentimenti, trattando solo la percezione e la regolazione delle emozioni. Fu rivista così: “L’intelligenza emotiva coinvolge l’abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione; l’abilità di accedere ai sentimenti e/o crearli quando facilitano i pensieri; l’abilità di capire l’emozione e la conoscenza emotiva; l’abilità di regolare le emozioni per promuovere la crescita emotiva ed intellettuale”.

Il tema dell’intelligenza emotiva è stato trattato nel 1995 da Daniel Goleman nel libro: “Emotional Intelligence” tradotto in italiano nel 1997 “Intelligenza emotiva che cos’è e perché può renderci felici”. Daniel Goleman è uno dei più apprezzati consulenti e conferenzieri a livello mondiale. Ha insegnato psicologia ad Harvard ed è collaboratore scientifico del “New York Times”.

Ammetto che leggere l’intero volume mi è risultato arduo, ma nonostante la complessità degli argomenti trattati, non mi sono affatto pentita di essere riuscita a terminarlo, anzi mi ha solo coinvolto di più in una tematica così attuale, quella della psicologia e soprattutto della continua ricerca della felicità da parte degli uomini. Il New York Times ne sintetizza così il contenuto: “Nel libro c’è tutto. Le questioni sul lavoro, i problemi di coppia, i rapporti con gli altri diventano più chiari grazie all’intelligenza emotiva: questo testo è una rivelazione”.

In questo libro rivoluzionario che ha trasformato il nostro (ed il mio, in particolare) modo di guardare all’intelligenza, Daniel Goleman mette a fuoco l’importanza delle componenti emotive anche nelle funzioni razionali del pensiero e spiega perché il successo o il fallimento nei settori decisivi dell’esistenza sono determinati da una complessa miscela in cui hanno un ruolo predominante fattori come l’autocontrollo, la perseveranza e l’empatia. Con una scrittura accattivante e scorrevole, Goleman mostra in che modo l’intelligenza emotiva può essere sviluppata e perfezionata, per governare al meglio le nostre emozioni e ottenere sempre il massimo da noi stessi e gli altri.

Secondo Goleman è importante insegnare a scuola le emozioni, nel capitolo 16, inserisce una citazione di Erasmo: “La prima speranza di una nazione è riposta nella corretta educazione della sua gioventù”. Affrontare le carenze specifiche di abilità emozionali e sociali che accentuano i problemi quali l’aggressività o la depressione, può risultare efficacissimo per attenuare le difficoltà dei ragazzi, ma questi interventi ben programmati, non devono essere affrontati solo dai ricercatori di psicologia a titolo sperimentale, ma è necessario raccogliere le lezioni apprese nel corso di questi programmi e di generalizzarli come misura preventiva per l’intera popolazione scolastica, facendole impartire dagli insegnanti ordinari.

Giungendo al termine del libro Goleman ci fa notare alcune inquietanti statistiche. Le armi in America sono diventate la prima causa di morte, sopravanzando gli incidenti automobilistici. Nei quattro anni tra il 1988 e il 1992, le cifre del ministero della Giustizia mostrano un balzo in avanti del 68% nel numero dei minorenni imputati di omicidio, aggressione, furto, stupro; il solo numero delle aggressioni è cresciuto dell’80%. Questi adolescenti non sono certo molto bravi nell’evitare le liti. Un motivo per cui sono carenti di questa abilità fondamentale è che, come società, non ci siamo preoccupati di insegnare a ogni ragazzo i modi essenziali per controllare la collera e risolvere positivamente i conflitti, né ci siamo curati di insegnare l’empatia, il controllo degli impulsi o gli altri aspetti fondamentali della competenza emozionale. Nonostante l’elevato interesse per l’alfabetizzazione emozionale tra alcuni educatori, questi corsi sono ancora troppo pochi; la maggior parte degli insegnanti, dei presidi e dei genitori ne ignora semplicemente l’esistenza. Data la speranza alimentata dai corsi di alfabetizzazione emozionale, dobbiamo chiederci: non dovremmo, ora più che mai, insegnare a ogni bambino queste abilità che sono le più essenziali per la vita? E se non ora, quando?

Il terrore viene da Marte

Titolo originale dell’opera: The War of the Worlds

<<Alla fine del XIX secolo nessuno avrebbe creduto che le cose della terra fossero osservate da intelligenze superiori a quelle degli uomini.>>

Così ha inizio il primo romanzo di fantascienza, apparso a Londra nel 1897, dalla penna di uno dei pionieri del genere: Herbert George Wells. Egli insieme ad autori del calibro di Jules Verne ed Hugo Gernsback è considerato il “padre’ della fantascienza. Come futurista scrisse una serie di lavori utopici prevedendo con buon anticipo innovazioni tecnologiche come l’avvento di aerei, carri armati, viaggi spaziali, armi nucleari, televisione satellitare e qualcosa che assomigliava al World Wide Web.

La guerra dei mondi o con il secondo titolo il terrore viene da Marte, è un romanzo di H. G. Wells; pubblicato inizialmente a Londra in 9 puntate, da aprile a dicembre del 1897 sul Pearson’s Magazine e riproposto al tempo stesso sul The Cosmopolitan. La prima edizione in italiano del romanzo risale al 1901 edita da Antonio Vallardi Editore. Il romanzo venne rieditato da Orson Welles in un popolare programma radiofonico trasmesso dalla CBS negli Stati Uniti il 30 ottobre 1938. Addirittura, il programma scatenò ben presto il panico tra gli ascoltatori, per quanto fu verosimile l’episodio messo in atto. Tuttavia il fatto offrì a Welles una enorme pubblicità, tant’è che venne contattato per la realizzazione di tre film a Hollywood.

Sono rimasta stupita di fronte a questo splendido libro di fantascienza, capace di illustrare uno spaventoso scenario di invasione di marziani che detronizzano, per nostra fortuna solo temporaneamente gli esseri umani dal ruolo di dominatori del pianeta Terra e delle altre specie animali e vegetali che lo popolano. Mi ha fatto provare quella sgradevole sensazione di essere “sfrattata” dalla Terra, come se il mio diritto alla vita conquistato in migliaia di anni, mi venisse tolto in una manciata di secondi. Tra il filosofico e l’horror si viene condotti in una escalation di intensità (bassa all’inizio) che porta a chiedersi come andrà a finire. Wells pone il conflitto con gli extraterrestri in chiave di socialismo darwiniano: non esiste possibilità di vittoria per i terrestri con i propri mezzi, a scanso di cause di forza maggiore. Gli alieni ci conoscono meglio di quanto noi conosciamo loro; le nazioni occidentali sull’orlo di una guerra mondiale, sono costrette ad una inefficace collaborazione. Il finale si presta a riflessioni su diversi piani di lettura: la pace fra i popoli, il rispetto per il nostro pianeta, l’interazione uomo-macchine-ambiente.

<<E prima di giudicarli troppo pesantemente, dobbiamo ricordare quale crudele e estrema distruzione la nostra stessa specie ha imposto, non solo su animali, come gli ormai estinti bisonte e dodo, ma sulle sue razze inferiori. I Tasmaniani, nonostante le loro sembianze umane, sono stati interamente spazzati via dalla Terra in una guerra di sterminio portata da immigranti europei, nello spazio di cinquant’anni. Siamo tali apostoli di pietà da lamentarci se i Marziani ci portassero guerra nello stesso spirito?>>

(Capitolo 1, L’alba della guerra)

Alcuni critici riportano un piccolo particolare autobiografico nel romanzo: Wells sembrerebbe essersi attentamente dedicato al riprodurre nella sua immaginazione la distruzione dei luoghi della sua infelice infanzia.

Tra le tante versioni di questo racconto comparse al cinema o in televisione vorrei segnalarvi la più recente, una miniserie, The War of Worlds prodotta dalla BBC e il cui trailer è stato diffuso in queste ore. In Italia la serie sarà mandata in onda in anteprima sul canale LaEffe, nelle due serate dell’11 e 18 ottobre.

Alla scoperta dei Libri Dimenticati

Per iniziare nella maniera più appropriata, immaginando che molti di noi sentono nostalgia dell’estate appena trascorsa, sono quasi certa che c’è un romanzo che può alleviare le mie e le vostre pene. Con me ha funzionato lo scorso anno, quando mi ritrovai in biblioteca alla ricerca di un libro che mi avrebbe dato la possibilità di addentrarmi nell’autunno nella maniera più blanda e pacata possibile: L’ombra del vento di Carlos Luiz Zafón.

Si dice che non si deve giudicare un libro dalla copertina, eppure anch’essa mi colpì. Con su scritto “Una Barcellona misteriosa. Un segreto sepolto nel Cimitero dei Libri Dimenticati.” Quella piccola presentazione non fece altro che incuriosirmi di più. Con lo smartphone mi misi a cercare qualche informazione in più sullo scrittore e sul successo che il libro aveva o non aveva avuto, mi meravigliai molto. Lessi che Zafón è lo scrittore spagnolo più letto dopo Cervantes, che il romanzo aveva venduto 8 milioni di copie nel mondo e ben 1 milione e mezzo in Italia, e che era stato tradotto in più di 36 lingue; per non parlare della lunga serie di riconoscimenti che aveva vinto. Così attratta da tutte quelle notizie positive e ammirevoli, lo portai a casa e le 420 pagine le girai tutte nel giro di una settimana. Ammetto che sono davvero pochi i libri che leggo con tanta rapidità, devono piacermi ed interessarmi molto per catturarmi in questo modo.

Breve sinossi: a Barcellona, una mattina d’estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto nel cuore del Barrio Gotico dove vengono sottratti all’oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di misteri e di intrighi legati alla figura di Julián Carax, l’autore di quel libro. Perché Daniel ne rimane come folgorato, e per molti anni inseguirà il fantasma di quello scrittore, scoprendo che qualcuno ha voluto a tutti i costi, anche uccidendo, distruggere fino all’ultima copia dei suoi libri. Tanto che quella nelle mani di Daniel è forse l’ultima rimasta… Dal passato emerge una storia di passioni illecite, di amori controversi e impossibili, di amicizie e lealtà assolute, di follia omicida e, soprattutto, un macabro segreto gelosamente custodito in una villa abbandonata del Tibidabo. Una storia in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti paralleli con la sua vita.

Più di tutto mi ha lasciato un segno il momento in cui l’autore scrive: “Ogni libro possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.”

Il romanzo è il primo della tetralogia della serie Il Cimitero dei Libri Dimenticati. Non ho ancora avuto modo di leggere i libri successivi, ma mi sono ripromessa di farlo, anche se ammetto che in questo periodo sto dedicando poco tempo alla lettura, colpa anche del diabolico Netflix e di tutte le nuove piattaforme di streaming di serie TV e film. MA NON ABBANDONERÒ MAI IL PIACERE DI UNA BUONA E SANA LETTURA.

Un libro per…

Ho ricordi sbiaditi del mio primo libro letto, sicuramente frequentavo la scuola elementare. E credo fosse in quarta o magari quinta elementare, che la maestra fece in modo di organizzare una piccola biblioteca in classe, su un banco ci fece allineare i libri che portavamo da casa e ce li scambiavamo, per poi leggerli e parlarne in classe. Fu in quel periodo che scoprii le avventure di Geronimo Stilton e la collana Ragazzine edita da Mondadori, che ha contribuito non poco a rendere più felice la mia infanzia. Spontaneo mi sorge un sorriso, pensare che oggi leggo tomi inestricabili come Delitto e castigo o Guerra e pace, la leggerezza di quei libri comparata alla complessità di quelli odierni. Eppure tutti indistintamente hanno lasciato qualcosa in me, qualcosa che solo le parole impresse su fogli possono lasciarci. Grazie alla letteratura, sono capace di esprimermi con un linguaggio più ampio, meno arido, e soprattutto sono più abile nel pensare bene a ciò che intendo dire, non mi butto a capofitto nell’esprimere un concetto; molte volte l’ho fatto e ne sono rimasta scottata. Oltre a ciò leggere mi permetteva e mi permette tutt’ora di estraniarmi dai problemi e dai disagi della realtà quotidiana, mi lascia volare con la fantasia e crearmi un mondo tutto mio. Per non parlare del fatto che si dice che leggere è il cibo della mente, penso che non ci sia frase più vera. Il mio obiettivo, su questo sito è quello di parlare di letteratura, di affrontare tematiche che non vengono più trattate nell’era dei media e dei social. Mi piacerebbe molto riuscire ad innescare nei lettori del blog, la voglia e il piacere di riscoprire la lettura, di un qualsiasi genere sia chiaro, anche perché io stessa vorrei sperimentarne di nuovi; sono molto legata ai romanzi classici e contemporanei, ma vorrei conoscere anche saggi, fumetti, poesie, aforismi. Userò tutto il mio entusiasmo e la mia forza di volontà per far sì che questo sito arrivi a un pubblico più largo possibile, di tutte le età. Perché leggere fa bene a tutti, troverò un libro per… tutti.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora