
Il mondo nuovo è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. Sicuramente è il suo romanzo più famoso, da cui sono state tratte diverse trasposizioni televisive.
Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società, tratteggiando una distopia in cui l’uomo vive in un drammatico limbo esistenziale. Il ritratto tracciato dall’autore di questo mondo nuovo è freddo e distaccato, ma vi traspare una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi del dramma, sui quali Huxley si sofferma.
Il titolo originale si rifà alle parole pronunciate da Miranda ne La tempesta di William Shakespeare: «O wonder! How beauteous mankind is! O brave new world that has such people in’t!» , cioè: «Oh meraviglia! Com’è bello il genere umano! Oh mirabile e ignoto mondo che possiedi abitanti così piacevoli!»
L’aggettivo brave andrebbe tradotto in italiano come eccellente dal momento che lo stesso autore si rifà alla tradizione letteraria di Shakespeare nella quale la parola assume questo significato.
Curiosamente poco nota rispetto alla distopia orwelliana, la grande intuizione di Huxley ne “Il Mondo Nuovo” si sta rivelando decisamente più profetica rispetto a quella del suo collega George Orwell. Scritto una quindicina d’anni prima del celebre “1984”, nel romanzo di Huxley non c’è nessuna psicopolizia.
Non ce n’è bisogno, perché ogni aspetto dell’esistenza degli individui è capillarmente programmata già a partire dall’utero (artificiale), per mezzo della persuasione subliminale. Il leitmotiv di tutta l’opera è il disprezzo per tutto ciò che è naturale, per ciò che è immune dalla manipolazione e dal dominio umano. Nella società iper-tecnologica di Huxley, la natura è il morbo, tecnica e tecnologia sono la cura.
Nell’immaginario di Huxley, gli individui vengono riprodotti nel “centro di incubazione e di condizionamento”. In sostanza, gli esseri umani non vengono concepiti naturalmente: la riproduzione tradizionale desta troppo disgusto ed imbarazzo, solamente i selvaggi la praticano.
I civili vengono creati in provetta, utilizzando gli ovuli femminili ed i gameti maschili, così da ottenere “uomini e donne tipificati a infornate uniformi“, condizionati dal tecnico di laboratorio per essere quello che la società si aspetta che siano. I fortunati possono essere individui alfa o beta, ossia i futuri dirigenti; per tutti gli altri – i gamma, delta e epsilon -, non resta che amare la propria inferiorità sociale. Infatti,
«Questo è il segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare. Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale».
Basta ridurre l’ossigeno agli embrioni per farne individui con scarsa intelligenza e far loro amare i lavori umili a cui sono predestinati. Nessuno può odiare la propria condizione, perché nessuno può concepire alternative.
Si può leggere nel romanzo distopico di Huxley: «”Insomma”, concluse il Direttore, “i genitori erano il padre e la madre”. La parola cruda, che era della vera scienza, cadde come un’esplosione nel silenzio imbarazzato dei ragazzi. “La madre” egli ripeté ad alta voce, insistendo sulla scienza, e appoggiandosi indietro sulla sedia. “Sono”, disse gravemente, “fatti sgradevoli, lo so. Ma d’altro canto, la maggior parte dei fatti storici sono sgradevoli”».
Ne “Il Mondo Nuovo”, le uniche cose che provocano odio e disgusto sono quelle autentiche. Partorire naturalmente è tabù, è roba da incivili. In una società perfettamente funzionante, non si viene partoriti, si viene “travasati”. La famiglia, il romanticismo, la monogamia, sono tabù.
Anche solo i termini “madre” e “padre” sono considerati tabù: vengono pronunciati solamente per insultare. Nessuno ha più un cognome che ricordi la propria origine genealogica, e ognuno può scegliersi il nome che vuole. Chiaramente, se la famiglia non esiste più, anche lo Stato nazionale è abolito e ad esso subentra un governo globale. Nel “Mondo Nuovo”, essere sessualmente promiscui è una virtù, la monogamia è un cancro per la società. Per questa ragione, l’educazione sessuale comincia in età infantile ed i bambini che si rifiutano di partecipare ai giochi erotici vengono ritenuti psicologicamente anormali. Se il sesso ed il piacere vanno incentivati, tutte le potenziali cause di sofferenza devono essere represse. La cultura, l’arte, la filosofia, la religione e l’amore sono considerati mezzi sovversivi dai quali la società deve difendere.
E se in questo mondo dannatamente perfetto riuscisse tuttavia a sopravvivere un residuo di infelicità, non occorre preoccuparsi più di tanto, perché c’è il soma, un medicinale antidepressivo che viene distribuito gratuitamente a tutta la popolazione. L’avversione ossessiva per il naturale, che è espressione della fobia dell’imprevisto, dell’incontrollato, dell’utilitaristicamente difettoso, permea il “Mondo Nuovo” huxleyano e si risolve in una concezione salvifica della tecnica. Capace di offrire il libero accesso alla felicità artificiale e di sbarrare definitivamente le porte all’infelicità naturale. Perché, d’altronde,
«la felicità universale mantiene in ordine gli ingranaggi; la verità e la bellezza non lo possono».
Al giorno d’oggi, forse, la distopia di Huxley ci è quindi molto più vicina e familiare di quella di Orwell.














